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L’eccellenza è un’abitudine

Non appena dalle mia labbra esce la parola eccellenza molti mi inseriscono immediatamente e senza appello nella categoria dei perfezionisti (categoria a cui non appartengo) e finisco per passare per la “solita italiana che si crede migliore degli altri” – cito quel che i muri mi riferiscono, dopo aver assorbito i mormorii nei corridoi.

Poco male, ma quest’associazione improvvisata tra due concetti che in comune hanno ben poco mi offre lo spunto per una riflessione. 

 

L’eccellenza ha a che vedere con il modo in cui facciamo le cose: con l’attenzione e la passione che impieghiamo, con il mettersi in gioco, con il processo di miglioramento e l’accrescimento della conseguente soddisfazione; è legata al fare in un certo modo che davvero ci piace, alla costanza e anche all’autodisciplina. 

 

La perfezione è legata al risultato, e sovente il perfezionismo porta con sé una costante insoddisfazione e, paradossalmente, può bloccare con facilità il processo di crescita di un musicista – e di una persona.

Noi siamo non quello che tentiamo di fare di tanto in tanto sul palco, ma quello che facciamo tutti i giorni. E più quello che tentiamo di mettere in atto nel momento della performance è distante da ciò  che facciamo tutti i giorni, più l’impresa si fa ardua e faticosa. Insomma, per spiegare in parole semplici quella che per me è la differenza tra i due concetti, l’eccellenza si centra sul processo mentre la perfezione sul risultato. E fa tutta la differenza del mondo.

 

Scegliere l’eccellenza significa semplicemente impegnarsi seriamente per fare le cose nel modo migliore possibile ogni giorno, passando attraverso prove ed errori e ricevendo ogni feedback come uno strumento prezioso per migliorare; significa mettersi nello stesso atteggiamento tecnico, vitale, mentale e fisico di quando saremo in performance, significa alzare il livello e migliorare la qualità della nostra energia. Questo sforzo positivo produce benessere, il perfezionismo produce spessissimo frustrazione.

 

Questa è l’eccellenza che predico ai miei allievi, è qualcosa che una volta che ci entrate vi rende più felici, una felicità che vi lascerà piuttosto indifferenti al cosa pensino gli altri e ai giudizi affrettati e superficiali. Studiare in maniera eccellente significa studiare meno, a volte molto meno, ma meglio, lasciandovi il tempo per dedicarvi a tutte quelle attività che se svolte con regolarità vi permettono di restare in buona forma fisica, di avere modo di pensare, di riposare, condizioni indispensabili all’eccellenza ma inconciliabili col perfezionismo.

 

Se vuoi farti un’idea più concreta di come si lavora sull’eccellenza seduti davanti a un pianoforte, informati qui sotto sui miei corsi e masterclass in Italia e Spagna:

Immagine di Cristina Cavalli
Cristina Cavalli

pianista, maestro di pianoforte e musica da camera, facilitatrice di successi.