Perché cambiamento? Prima di tutto perché è il motore che muove il progresso, in tutto, e il lavoro di musicisti è molto, molto simile a quello del ricercatore: costruire ipotesi e soluzioni, e il giorno dopo tutto da capo, con il piacere di farlo.
Entro più nello specifico raccontandovi il perché del mio bisogno di cambiamento, e mi riferisco non al processo di cui sopra ma a quel grande cambiamento di cui arrivi a sentire un bisogno estremo, una questione di vita o di morte in senso professionale – ma non è mai solo professionale. Io ero arrivata a un punto di svolta in cui sentivo un enorme bisogno di cancellare tutto quello che avevo costruito (pianisticamente e musicalmente) fino ad allora e lavorare su me stessa ex novo. Ero già adulta, in attività concertistica e ho deciso di cancellare gli impegni di lì ad almeno sei mesi: lo rifarei infinite volte.
Sfatiamo un mito consolidato: si apprende e si cambia a qualsiasi età. Sentire musicisti anche in gamba dire cose come “ormai sono impostato così, a questa età è tardi per cambiare, ho imparato così e quindi non cambio” mi ha sempre messo tristezza. E soprattutto, non è vero.
Fino a qualche tempo fa la scienza non scommetteva sulla capacità delle strutture cerebrali di rigenerarsi, crearsi ex novo e cambiare, mentre ora il concetto di neuroplasticità sta iniziando a diventare popolare. Il cervello modifica costantemente le sue strutture e se poter ricordare quel che avete letto qualche riga fa è proprio grazie a questa possibilità. Come avvengono i cambiamenti nel cervello? Quelli duraturi, a lungo termine? Attraverso periodi, anche brevi, di intensa concentrazione. Concentrazione: la capacità di dirigere volontariamente l’attenzione verso un certo oggetto, ovvero, in primis un ato di volontà. Pensateci.
Varrebbe la pena entrare nel dettaglio e penso di farlo in un prossimo lavoro, ma nel frattempo, se sentite anche voi l’esigenza di cambiare, abbi il coraggio di iniziare il processo; ci vuole un certo coraggio, perché questo implica trovarsi momentaneamente senza certezze, avendo eliminato il percorso vecchio senza avere ancora nulla su cui appoggiarsi… ma ne vale veramente la pena.
Ne vale la pena, oltre che per il risultato finale, già per la bellezza del processo in se stesso. Lavorare su te stess@ ti renderà persone migliori, più attive, più forti, farà crescere le tue risorse in manera esponenziale, non solo con lo strumento ma in generale per la tua vita.
Cosí buttati, sono previste fermate, momenti di esaltazione ed entusiasmo e altri di scoraggiamento, ma è qualcosa che ti cambierà la vita per sempre, e ti aprirà un mondo di possibilità.





