E tu ripeti, ripeti, e ancora ripeti, ma le cose non cambiano granché, o per lo meno il risultato scarso o modesto non è per niente proporzionato allo sforzo compiuto.
Ho sentito un blasonato maestro dire al malcapitato allievo, in una masterclass: se non hai provato l’esecuzione di questo brano almeno 1000 volte, non esiste che tu ti possa presentare al pubblico! (Non esagero, il numero era proprio 1000). Boom! Piace, e fa tanto figo fare queste uscite con gli studenti, diventi subito il maestro inarrivabile, e l’allievo sviluppa subito la Sindrome di Stoccolma, due risultati con una frase o, como si dice qui, matar a dos pajaros con un tiro.
Repetita iuvant solo se ripeti con certi criteri, ma la ripetizione in sé non è sufficiente a garantire il risultato, anche se è il ritornello preferito di chi non sa cosa altro suggerire. Perché la ripetizione in se stessa non è particolarmente giovevole? Perché per fare in modo che sia efficace, tutti i criteri che avranno un peso nell’esecuzione devono essere tenuti presenti.
Il primo in ordine di importanza è l’interpretazione che vuoi dare a quel dato punto (e ovviamente al brano in generale): qual è il suo senso profondo? Cosa implica a livello di dinamica, suono, gestione del fraseggio? Cosa implica questo, come conseguenza- e solo come conseguenza – nei movimenti che devi fare per ottenerlo? Una volta chiarite le idee sui punti precedenti, allora puoi passare alla ripetizione di quel passaggio. Poche ripetizioni, quelle necessarie per assimilare completamente quelle informazioni, tutte, nessuna esclusa. In questa fase di studio, lavorerai su tutti questi elementi costantemente e gradualmente, controllando via via il tempo di esecuzione.
Un fattore cruciale che spesso viene trascurato, è che i meccanismi secondo cui l’apprendimento funziona sono molto complessi e coinvolgono anche parti di noi legate totalmente ed esclusivamente all’istinto: è lo stesso meccanismo che ti permette di salvarti se un orso ti si para davanti all’improvviso, facendoti entrare immediatamente in circolo un sacco di adrenalina, che ti fa scappare più velocemente possibile, senza bisogno che tu prenda razionalmente la decisione di farlo. Questa parte dei nostri processi cerebrali è attiva anche quando siamo in esecuzione di un pezzo, soprattutto al principio, ed è la responsabile di quelle “scelte” che non ti sai spiegare. Perché il tuo cervello ha deciso di accelerare proprio lì? Perché, anche se avevi studiato singolarmente l’intonazione di quella nota, oppure l’esatta sequenza di note di quel tal passaggio, in pubblico qualcosa ha improvvisamente deciso di virare inaspettatamente?
La chiave principale di questi processi non sta nel palcoscenico, ma nel modo in cui hai gestito la fase di studio, secondo i principi di cui sopra. Il metodo di studio non è l’unica ragione, ma quel che è certo è che sia la principale e la più importante.
Se ti incuriosisce sapere di più, nel dettaglio, sui meccanismi che governano i processi mentali di cui si parlava e che ti sabotano spesso in esecuzione, ne parleremo diffusamente nel corso gratuito di preparazione a ChangEnergy Music Practice.
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Chi lo ha provato, ha sperimentato poi un cambiamento stabile delle sue performance e del suo benessere… quindi, non aspettare e assicurati il tuo posto adesso! 😉





