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Tu decidi

Tu decidi cosa? Tutto, o quasi.  Recentemente ho tenuto un webinar che si aggirava proprio, anche se non dichiaratamente, a questo concetto fondamentale: quanto le nostre decisioni sono realmente importanti nel nostro percorso musicale. Di primo acchito sembra un’affermazione piuttosto banale, ma quello che facciamo fatica a realizzare lucidamente è proprio il fatto che noi prendiamo un quantità di decisioni volontarie molto più spesso di quanto crediamo o notiamo.

Dal decidere con esattezza cosa vuol dire per noi “fare il musicista” o “suonare bene” (che tipo di musicista? Con quale tipo e livello di carriera, come vogliamo usare il nostro strumento, vogliamo suonare sul placo oppure dedicarci a una delle professioni che ci girano intorno e che hanno bisogno di una competenza musicale professionale, e via dicendo.

Per arrivare alla maniera in cui decidiamo di strutturare il nostro percorso, a  quali persone fare riferimento, a quali valori ispirarci, quali compromessi possono fare per noi e quali no.

Passando per il modo in cui ci prendiamo cura di noi stessi, delle nostre risorse fisiche e mentali, il modo in cui DECIDIAMO di trascorrere il nostro tempo, l’atteggiamento che DECIDIAMO di adottare nei confronti di quel che ci accade e dei feedback che ci arrivano dal nostro cammino fatto di prove ed errori.

La responsabilità di tutto questo è nostra. C’è una bellissima frase, che mi piace tanto anche se è nata in un contesto che non mi piace per niente (quello militare, per di più americano): take extreme ownership; tante volte non siamo noi gli artefici di quel che ci capita, ma siamo comunque, anche nella peggiore delle situazioni, responsabili di come reagiamo, dell’atteggiamento che sviluppiamo verso quel che ci succede e anche, sì, dei pensieri che decidiamo di coltivare nella nostra testa e nelle nostre giornate.

Decidiamo anche come vogliamo studiare: siamo realmente coscienti dei meccanismi che stanno alle base dell’apprendimento, in questo caso specifico dell’apprendimento musicale? Dovremmo esserlo, perché la conoscenza di come funziona il nostro cervello quando si trova davanti a una partitura (o quando cerca di prescinderne) è cruciale per migliorare esponenzialmente la qualità del nostro studio, e di conseguenza quella delle nostre performance.

Personalmente, io ero incosciente di come funzionassero queste cose, e saperlo mi avrebbe aiutata non poco. 

Immagine di Cristina Cavalli
Cristina Cavalli

pianista, maestro di pianoforte e musica da camera, facilitatrice di successi.