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Non ho tempo (per il pianoforte)

Non ho tempo per studiare pianoforte. Quante volte da allievi di tutti i livelli mi sono sentita dire questa frase? La abbiamo pronunciata tutti, una volta o l’altra.

Ho già scritto sul tema del tempo qualche tempo fa, questa volta mi limito a qualche consiglio veloce, perché non sempre conoscere i termini del problema aiuta automaticamente a iniziare concretamente un’azione per superarlo.

  1. Alla base di tutto c’è una ferma e irremovibile decisione, presa in maniera cosciente e dichiarata. Non quindi quel pensiero che ci attraversa la mente di tanto in tanto (“vorrei trovare più tempo per studiare pianoforte” e via dicendo) ma un momento in cui di fronte e noi e stessi e (meglio) agli altri assumiamo la responsabilità di iniziare a ricavare quella finestra di tempo tanto sognata. Il condizionale non funziona, mentre la decisione fa in modo che il desiderio si trasformi in un progetto. Implicitamente, immettendo nella mia mente questo proposito, come se fosse scritto su svariati post-it che poi metto in luoghi in cui li vedrò spesso, faccio un’altra operazione importante: dire a me stesso che quel tempo non è qualcosa che bisogna creare dal nulla, ma tempo che esiste già, devo solo identificarlo e usarlo per realizzare il mio desiderio.
  2. Impariamo ad usare bene il tempo che abbiamo già.  Esistono persone che una volta sveglie (sveglia alle 5) iniziano a mettere spunte su un’agenda fittissima che coinvolge quasi sempre altre gente, l’agenda termina tardissimo. Non invidio queste persone. Per tutte le altre ci sono alibi da eliminare, perché se mi dici che non hai tempo e poi dal tuo profilo social si evince che ti sei visto tutte le ultime serie di Netflix e hai trovato il tempo di commentarle con gli amici, significa che questo tempo tu ce l’hai, e si tratta solo di decidere come usarlo. Ti costa capire dove esattamente avviene il drenaggio del tuo tempo? Iniziare col tracciare le tue attività online e offline nel dettaglio, anche solo per qualche giorno… e vedrai quanto ti stupirai della quantità che se ne va in attività tutto sommato inutili – o trascinate oltremisura. Queste attività possono essere: interrotte (se guardi l’orologio e ti sorprendi, semplicemente smetti all’istante di fare quel che stai facendo per caso e inizia a fare quel che vorresti fare davvero), limitate (mettiti un allarmino sul cellulare che ti avvisi quando raggiungi un limite di tempo predeterminato, o gettalo dalle impostazioni del dispositivo), delegate (davvero non c’è qualcosa che fai e che potresti delegare, almeno di tanto in tanto, ad altri?), messe in pausa (forse per un periodo puoi sospendere qualcosa di meno importante per dare priorità all’inserimento di quell’attività che poi ti fa male non aver fatto).
  3. Quando? Questo dipende dalla vita di ognuno, però ci sono oggettivamente delle piccole finestre di tempo che non siamo abituati a considerare.  In un video su Youtube parlo proprio di questi momenti, vi invito a dare un’occhiata lì per non dilungarmi eccessivamente in questo post: in cinque minuti di parlato passano informazioni più facilmente che in tre cartelle scritte.

Non dimentichiamo, però, che per sostenere con la necessaria energia tutto questo, ci vuole alla base la cosa più importante, ovvero una buona motivazione. Senza quella, siamo perduti, ma sfatiamo il mito che sia qualcosa di etereo e indipendente dalla nostra volontà: la motivazione non va avanti per magia, va avanti se viene incentivata, ravvivata, lavorata ogni giorno, e se non imponiamo a noi stessi di tradurre in pratica i nostri desideri il rischio è di ritrovarci poi con l’amaro in bocca. Perché, se avete un obiettivo da raggiungere e delle mete a cui ambite, ricordatevi sempre che il tempo che non trovate voi… lo trova qualcun altro.

Immagine di Cristina Cavalli
Cristina Cavalli

pianista, maestro di pianoforte e musica da camera, facilitatrice di successi.